Oggi sveglia presto perché chi va in montagna ha un po’ da soffrì!!!!! Che sia estate o che sia inverno, per una ragione o per l’altra comunque si deve partire presto: la montagna non aspetta e tu non puoi farla aspettare. Ho avuto una grande occasione oggi e mi reputo proprio fortunata: ho potuto partecipare ad un’uscita di aggiornamento sulla progressione in ghiacciaio organizzata dal Cai di Longarone. Gruppo ristretto, grandi professionalità moltissima esperienza e passione……l’unica nota stonata ero io, l’unica non pienamente all’altezza… ma piena di buona volontà!!!! Ed ho cercato di fare lo stesso mascherando un po’ di agitazione iniziale per non sentirsi all’altezza del ruolo!!!! Giornata tutta dedicata a quella meraviglia assoluta che è (come mi piace chiamarla) Nostra Signora La Marmolada e il suo maestoso Ghiacciaio (a cui spetta la G maiuscola sempre e comunque). Abbiamo preso la cestovia dal passo Fedaia per raggiungere il rifugio di Pian dei Fiacconi (2626 metri). Quell’impianto è un tuffo nel passato: in piedi, stipati a due a due, ti fai trasportare in ceste metalliche che hanno visto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare, visto che è in funzione certamente da quando io ero piccina (meglio non datare perciò!). In 15 minuti dal lago Fedaia si superano più di 500 metri di dislivello e, mentre sei così sospeso, ti chiedi se l’impianto ha fiato a sufficienza per riuscire a portare tutti in cima. Poi ti rispondi che per la tua serenità è meglio non pensarci e ti lasci rapire dal paesaggio meraviglioso che man mano ti si srotola davanti: il ghiacciaio della Marmolada con le sue variazioni di colore dal bianco all’azzurro, al verde fino al grigio più assoluto.
Abbiamo percorso un buon tratto di salita a piedi: purtroppo di anno in anno il ghiacciaio si ritira sempre più e mentre un tempo avvolgeva il rifugio di Pian dei Fiacconi ora devi andartelo a cercare il ghiacciaio faticando in salita con lo zaino pieno di ogni attrezzo e tanta buona volontà. Il percorso di avvicinamento però è di una bellezza assoluta e ripaga di ogni fatica: bello da togliere il fiato (e un po’ il fiato te lo toglie ache l’altitudine e lo sforzo, ma è meglio non darlo a vedere!). Si cammina in un paesaggio lunare costellato da rocce montonate (così sono definite le rocce lisciate dall’attrito dovuto al movimento di un ghiacciaio: ho appena sbirciato in internet, per fare un po’ l’erudita!). Le rocce che trovi sul sentiero quasi indecifrabile, hanno una setosità percettibile che addolcisce la loro massa, percepisci chiaramente il lavoro dell’acqua, del ghiaccio, del sole e del tempo: elementi che con il loro lavorio silenzioso hanno plasmato e modificato il paesaggio a loro piacimento.
Finalmente arrivati ai piedi del ghiacciaio ci siamo “vestiti”. Vestirsi per una traversata in ghiacciaio significa ricoprire il proprio corpo di vari accessori e materiali, attrezzi più o meno ergonomici, più o meno pesanti: imbraco, caschetto, ramponi, picozza e moschettoni, corde con le quali devi realizzare svariati nodi. Ero già stanca senza ancora aver mosso un passo…..anche perché i ramponi ho dovuto metterli due volte visto che ad opera quasi finita mi hanno avvisata che li stavo allacciando rovesci! E all’ordine di G.: “Formate tre gruppi di cordata da tre persone” tutti si guardavano tra loro: era chiaro….nessuno mi voleva come zavorra!!!!! Forse esagero, anzi, sicuramente sto esagerando, erano tutti estremamente gentili e disponibili con me, ma credo che a quegli alpinisti veri (veri con la V maiuscola) il pensiero sia passato per la testa: perchè “quella” proprio a me?!?!?! Alla fine G. ha deciso per tutti e sciolto una situazione che per me stava diventando problematica ed imbarazzante anche perché non volevo essere di peso per nessuno. Ero già felice di essere lì vestita ed accessoriata di tutto punto: bastava una foto per immortalare il tutto e per me la giornata poteva già concludersi!!!!! Una volta legata ai miei due compagni di cordata e con svariati metri di corda avvolta tra spalla destra e ascella sinistra ho capito che da lì non si poteva tornare indietro e mi è venuta agitazione. Un’agitazione normale per una mestrina trapiantata a Belluno e che da 2 anni non frequenta un ghiacciaio; ma un’agitazione mista a grande felicità ed emozione. Affronto sempre la montagna con grande amore ma anche timore, un timore reverenziale di chi la teme nella sua maestosità. Su quel ghiacciaio abbiamo trascorso ore che sono scivolate via veloci come ci scivolava dalle mani la corda. Tra risate, spiegazioni tecniche, battute, domande e scambi di opinione. Tutto in assoluta armonia e spensieratezza, consapevolezza e sicurezza. Guidati dalla voce esperta di G. che con una calma assoluta e una precisione maniacale illustra ogni dettaglio e spiega ogni passaggio, abbiamo fatto molte prove tecniche, ripassato passi, movimenti e manovre. Mi sentivo protetta ed accudita: è la meravigliosa sensazione che provo ogni volta che mi trovo in un gruppo Cai ed è per questo che appena posso mi infilo in un loro corso od uscita. Poi quando alzavo gli occhi venivo avvolta da quell’immensità di montagna-ghiaccio-cielo e roccia che non può lasciarti indifferente. Anzi, ti rapisce l’anima e ti fa sentire parte di quel paradiso assoluto.
Ma lasciamo stare il ghiaccio, la meraviglia del paesaggio, le prove tecniche e il vivere il gruppo…..il vero motivo per cui tutti noi eravamo lì era il panino con birretta finale!!!!! Scherzi a parte, il momento di convivialità mangiando a fine uscita è atteso da tutti i partecipanti, non tanto per reidratarsi (parola ripetuta molto di frequente al Cai. Con il motto: “Bisogna reidratarsi!….a noi decidere con che liquido!!!!!”) o rifocillarsi (attenzione alle calorie: è un attimo ingerirne di più di quelle consumate). E’ il momento in cui seduti attorno ad un tavolo, anche stringendosi un po’ pur di stare tutti allo stesso tavolo, si condividono le esperienze della giornata e si progettano le esperienze future. E’ il modo giusto e corretto di vivere la montagna: che deve essere esplorazione in sicurezza, utilizzo delle tecniche, il tutto condito con gioia, condivisione, amicizia e spensieratezza. Io oggi ho trovato tutto ciò. Torno a casa arricchita e soddisfatta dall’esperienza in ghiacciaio vissuta e con un sorriso sereno pensando alle battute simpatiche che ci siamo scambiati.