Dovete sapere che ho una paura che mi accompagna fin da quando sono bambina: il temporale. Non tanto la pioggia in sé quanto i lampi ed i tuoni. Per quanto mi sforzi, per quanto cerchi di essere razionale non riesco a pensare in modo distaccato a questo evento atmosferico che in tantissimi trovano meraviglioso, energizzante, maestoso, e anche romantico. Per quanto mi impegni, per me il temporale è sempre e comunque IL TEMPORALE, per cui sinonimo di forze ingestibili che si sparpagliano nell’atmosfera: luce e rumore che si fronteggiano. Premesso ciò, pensate a quanto sono stata felice questa mattina, dopo la mia seconda notte in barca di svegliarmi vedendo il cielo grigio e sentendo una lieve pioggia. Ho pensato subito al peggio. Peggio che mi è stato confermato dal responsabile della Marina: “Hanno messo allerta mal tempo per questa sera, per cui sbrigatevi a spostare la barca e trovate un ormeggio sicuro dove passare la notte”. Apperò: proprio ciò che una novella aspirante “velista” vorrebbe sentirsi dire senza considerare che questa novella aspirante “velista” è anche terrorizzata dal temporale! Che dire? Proprio un buon giorno! Comunque, anche il Comandante non era del tutto sereno e continuava a verificare le previsioni meteo. Fatto sta che siamo salpati dalla marina di Tre Porti velocemente e senza tante deviazioni abbiamo puntato alla darsena de La Certosa dove sapevamo di poter trascorrere la notte in luogo sicuro e riparato. Siamo arrivati lì per le 12 e ovviamente contro ogni previsione c’era un cielo magnifico. L’abbiamo presa sportivamente e pensando di essere ormai in “ostaggio” per l’intera giornata di quella piccola e selvaggia isola abbiamo fatto ciò che fanno i marinai ostaggi delle piccole isole e del cattivo tempo: aspettano. E mentre aspettano mangiano. E mentre mangiano bevono! Per cui aperitivo chiacchieroso, poi un po’ di sole, poi pranzo, poi caffè, poi ammazza caffè, poi dormitina, poi risveglio lento, poi aperitivo, poi giro a piedi dell’isola (merita, da fare, 40 minuti spesi bene), poi birretta prima di cena, poi cena, poi rum, poi altro rum. Il tutto sempre con un occhio al cielo. Alla prima nuvola partivano già le supposizioni e verifiche di quanto lontana fosse la tempesta perfetta. Devo dire che nonostante le preoccupazioni metereologiche, la giornata è stata bella e noi l’abbiamo trascorsa divertendoci. Un modo diverso di vivere la barca. Quel modo che ti costringe a rallentare i ritmi, a dimenticare i tuoi ritmi e ad ascoltare i ritmi della barca, del tempo, del mare e del clima. Sei nel flusso delle cose e devi farti trasportare con “leggerezza” senza tanti ma e perché. Semplicemente farsi trasportare dal tempo, dai minuti che passano e vivere ciò che di bello la vita ha da offrirti. E questa è stata una grande scuola per me, per me che non mi fermerei mai, per me che ho sempre cercato di programmare la mia vita, organizzarmi, fare in modo che le cose succedessero con un ordine logico. E poi ti ritrovi a più di quarant’anni, ti guardi intorno e di logico nella tua vita non c’è nulla e di programmato e organizzato ancora meno. E allora ti chiedi perché….ti chiedi cosa hai sbagliato….ma per rispondere a questo ci vorrà qualche altro giro in barca penso, o qualche giro consapevole dentro di me….Comunque, a forza di chiamarlo il temporale è arrivato. Si è presentato con un fronte compatto e massiccio, nero come la pece. Terrorizzante direi. La laguna ha cominciato a incresparsi. Il vento è montato velocemente e con il vento è cominciata a montare la mia paura che ho cercato di mascherare con una strana ilarità ed irrequietezza. Ma è difficile in pochi metri quadri mascherare le proprie paure a 4 persone che praticamente ti stanno spalla a spalla e così quando ho capito che ormai nel temporale ci eravamo praticamente dentro, ho fatto outing. I miei ignari compagni di sventura mi hanno guardata con una strana espressione: un misto tra stupore e ilarità. Non potevano credere che nel ventunesimo secolo ci fosse ancora qualcuno che avesse paura del temporale. Il vento saliva e ti spettinava i capelli e l’anima. I lampi da lontano prima verticali, poi orizzontali, poi sempre più vicini e veloci. Ci siamo vestiti a dovere e fuori nel pozzetto respiravamo io pura paura, loro la frescura del temporale in arrivo. Più saliva il vento più il tintinnio degli alberi delle barche a noi vicino si faceva assordante e scomposto. Pensando di farmi stare meglio mi hanno portata in cabina e mi hanno fatto bere una tisana rilassante. “Rilassante” l’hanno chiamata loro: a me sembrava una punizione divina al gusto di fieno! Più i miei compagni di sventura cercavano di farmi pensare ad altro e più io mi concentravo su tutto ciò che accadeva fuori: i rumori, i movimenti, gli ululati del vento, le voci. Alla fine il Comandante si è sacrificato per tutti e mi ha accontentata facendomi compagnia nuovamente fuori: questa volta sotto gocce irregolari di pioggia e vento sempre più fastidioso. Però almeno lì avevo la situazione sott’occhio, mi sentivo meno un topo in trappola. In due sembrava addirittura di sconfiggerli meglio i fulmini! A pensarci ora non stava succedendo nulla di catastrofico, però questa mia paura, irrazionale come tutte le vere paure, mi faceva sentire irrequieta ed insicura, fragile e vulnerabile. Non mi piaccio quando sono così, però è proprio così che devo imparare ad accettarmi. A farla breve vi dico che è stata una notte interminabile perchè ad un certo punto tutti sono andati a dormire stremati ed io sono stata sveglia per ore sdraiata nella mia cuccetta con il soffitto ad un pelo dal naso. Ero lì a pancia in su, immobile e decifravo quello che accadeva oltre la nostra casa galleggiante. Ad ogni nuova raffica di vento la nostra barca diventava un galeone fantasma e volava nei cieli sopra Venezia. MI sentivo trasportare e poi ripiombare al suolo: un’agonia durata ore….. Ma tutto è bene quel che finisce bene. E come sempre dopo la tempesta esce sempre il sole, e come sempre le mie paure le ripongo nel cassetto della memoria pronte ad essere estratte al primo borbottio di tuoni lontani. Anche questa e’ un’esperienza: temporale in barca, per non farsi mancare nulla!