Svegliarsi senza aver praticamente mai dormito dopo una notte di temporale. Aprire gli occhi stropicciati, uscire dalla barca annusando l’aria frizzantina e restare completamente a bocca aperta guardando la meraviglia che si stende davanti a me: il verde brillante della barena, il rosso/marrone/oro di Torcello con il suo campanile, lo skyline scuro delle prime montagne che delimitano la pianura e poi maestosa e bellissima la Marmolada. Stare lì scalza sul pontile dogato in legno e sentire il profumo della neve dolomitica…..e senza essersi fumati nulla di strano!!!!! Una assoluta meraviglia. Il mondo in questi frangenti sembra così piccolo e tutto così a portata di mano che quasi disorienta. E si perdono le proporzioni e ti senti parte di un circuito di energie infinito. Comunque, torniamo a noi, perché quando si è in barca, in particolar modo la mattina, non vi è molto tempo da perdere. Meglio mettersi all’opera! Colazione: eccezionalmente oggi visto il super panorama colazione all’aperto contando i campanili di Venezia: da San Francesco della Vigna, a San Marco, fino ai Frari (o qualcosa di simile…..non sono sicura!). Mentre già in barca c’è fermento facciamo un veloce passaggio alla toilette della marina, poi pit stop al bar (comperare birre alle 9 di mattina fa un po’ alcolista ma altrimenti l’aperitivo non era garantito) . Vento un po’ teso, aria cristallina, colori puri ed intensi: bisogna mettersi in marcia per godersi tutto il post del temporale della notte che ha ripulito il cielo, ma non tutti i miei pensieri! Oggi giornata importante (almeno per me): ci sono io al timone. Il resto dell’equipaggio si è già fatto un’assicurazione sulla vita per affrontare serenamente la navigazione!!!! Scherzi a parte, il Comandante per farci assaporare la modalità “sailing” ogni giorno ha regalato per qualche ora lo scettro del comando ad una di noi. E’ una grande emozione e responsabilità condurre la barca sotto il suo occhio vigile e benevolo allo stesso tempo. E’ strano: sembra tutto facile, quasi banale, basta andare diritti, basta seguire il filare di briccole che a destra delimitano il canale (l’area navigabile). Ed invece così banale non è (almeno per me): la barca sembra dotata di vita propria e a volte anche di un carattere ribelle e creativo. Non mi legge affatto nel pensiero e se cerco il lato destro mi trovo tutta angolata verso sinistra. Oppure cerco di correggere di poco la rotta ed invece piego di 90 gradi! E poi non ti puoi distrarre un’attimo. Non è come la macchina in autostrada che bene o male va diritta: l’acqua, il vento, le correnti sono insidiose e devi continuamente aggiustare la rotta anche se stai andando a pochi nodi (nel mio caso a pochissimi nodi). Non vi dico nemmeno che raccontando al Comandante la meraviglia della scenografia nel concerto di Tiziano Ferro (sì, povero Comandante, si è sorbito il racconto del concerto di Tiziano: mancava solo lui sulla faccia della terra….agli altri l’avevo già raccontato!) lasciando le mani dal timone per descrivere la volumetria del palco (non riesco a non parlare anche con le mani) in un baleno eravamo quasi in secca, anzi in secca direi. Altezza fondale 1,8 metri, indicava la strumentazione di bordo (che se la guardavo prima sicuro mi accorgevo che qualcosa stava per accadere). Considerando che la barca ne pesca 2 di metri, era un discreto problema. E a sbeffeggiarmi ancora di più erano i ciuffi gialli di una frasca messa proprio a segnalare il basso fondale: praticamente la potevo toccare allungando una mano. Non vi nascondo un certo panico e poi l’umiliazione di aver fatto un errore così stupido. Profondamente grada al mio Comandante che ha risolto la situazione in poche manovre e senza occhiate malefiche (me le sarei meritate) e senza qualche rimprovero (me lo sarei meritato ancora di più). Il pomeriggio è proseguito sereno con l’andatura costante e regolare del Comandante. Noi ci siamo gustate il paesaggio colorato e variegato delle isole e della laguna. In 4 abbiamo scattato più fotografie di 4 corriere di cinesi al completo: era tutto uno stupore, tutto una scoperta, tutta un’infinita meraviglia. E poi c’eravamo noi 4 “gallinelle” che tra foto con i cellulari, pose da calendario e selfie dalle espressioni improbabili abbiamo animato il pomeriggio del Comandante che sogghignava vivendo di riflesso la nostra vanità. A detta di tutte abbiamo raggiunto troppo presto la darsena di Sottomarina. Terminato l’ormeggio in modo esemplare (esemplare perché noi 4 aspiranti skipper non abbiamo fatto nulla se non sistemare i parabordi) non restava che scendere e salutare Theo (la nostra barca) che ci aveva ospitate benevolmente per 4 giorni fuori dal comune. E’ calato il silenzio e ci muovevamo con passi rallentati. Abbiamo raccolto le nostre cose, sistemato un po’ in giro, guardato e riguardato tutto per memorizzare ogni dettaglio di quella bella e confortevole casa galleggiante. E poi è arrivato il momento dei saluti e delle mille promesse con gli occhi (e a parole) al nostro Comandante: vero che ci vorrai ancora con te?……poveretto…..non lo invidio….gli è toccato dire di sì!!!!!!

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