Ci sono locali che restano immutati nel tempo, che conservano gelosamente ricordi ed esperienze, che scavalcano gli anni, le mode, gli stili. Lo Stinger di Mestre è uno di questi.

E’ una paninoteca trasversale: unisce diverse generazioni ed è bello vedere i ragazzi di un tempo seduti a fianco dei ragazzi di oggi. Io, ragazza di un tempo, ricordo con nostalgia e piacevole allegria i mille club sandwich mini mangiati qui in più di vent’anni (sempre e rigorosamente mini, sempre e rigorosamente farciti di speck e melanzane, il tutto affogato in una salsa rosa afrodisiaca). “Mini” perché sembra di peccare meno, “mini” perché la parola dà al panino una connotazione quasi dietetica (!!!!!). Un tempo il locale si trovava altrove, comunque non troppo lontano dalla collocazione attuale. Con il trasloco e l’ampliamento ha conservato la mitica insegna al neon violetto “Stinger” e i tanti quadri alle pareti. Così, mentre mangi il più buon club sandwich di tutto il pianeta (sia esso mini o normale), ammiri le armonie pittoriche di Kandinsky (che guarda caso è il mio pittore preferito), Matisse, Van Gogh, Mondrian, Escher e tanti altri. Si incrociano stili, epoche, colori, tecniche pittoriche, personalità, a testimonianza della versatilità delle sfaccettature dell’arte, del genio umano. Con il trasloco fortunatamente le vecchie sedie sono state cambiate. Le definirei uno “strumento infernale” perché una volta ti risucchiavano letteralmente e non avevi mai la sensazioni di essere seduto come volevi tu, ma sempre e solo come voleva la sedia. La chicca poi erano gli infiniti tubi di gomma di cui erano costituite: ti si imprimevano addosso e se avevi la fortuna di essere una donna che indossava una gonna senza calze o dei pantaloncini, ti alzavi marchiata “per sempre” di righe orizzontali impresse sulla tua pelle.

Questa sera mi ritrovo seduta al tavolo da sola su di una comoda ed ampia panca in legno. Da sola, ma con una splendida sensazione di completezza. Mi sento a mio agio in compagnia dei miei pensieri. Ripenso a quando da giovane i miei genitori d’estate mi regalavano la splendida occasione di girare il mondo. Di quei viaggi ricordo, tra l’altro, con emozione i miei pasti consumati da sola, in ristorantini ogni volta diversi dai menù più svariati. Mi sedevo, mi guardavo intorno osservando gli avventori del locale. Se qualcuno mi incuriosiva cercavo di ascoltare i discorsi che stava facendo (lo so che non si fa, lo so che non è educato, ma è più forte di me, la curiosità mi pervade e non posso fare a meno di ascoltare, lo facevo allora ed ascolto tutt’ora senza alcuna vergogna). Poi studiavo il menù, traducendo i piatti scritti nelle varie lingue e poi sceglievo. Come sempre mi colpiva subito un piatto ma volevo comunque leggerli tutti per avere la soddisfazione di dirmi che alla fine optavo per la mia prima scelta. Raramente nella vita cambio gusti/idee. La prima scelta, la prima impressione è quella che di solito porto avanti. Con le persone però a mie spese ho capito che non funziona così: spesso mi sono fatta affascinare da uomini (leggi “il mio ex marito) che alla fine si sono rivelati tutt’altro, brillavano della luce che io con il mio amore regalavo loro. Non avevamo energia positiva da diffondere nella mia vita, non avevano iniziativa, non provavano il sentimento puro per amarmi come avrei tanto desiderato, non volevano fondere la loro vita con la mia. O forse semplicemente loro erano stati sempre loro, ed io ad un certo punto ho semplicemente aperto gli occhi e così ci siamo allontanati perdendoci. Ma forse non ci eravamo mai trovati perché quando ti “trovi” nell’anima con qualcuno è per sempre. Ma questa è un’altra storia….

Le due ragazze sedute a fianco del mio tavolo, sul lato destro,  stanno progettando il loro imminente Capodanno (“il lupo perde il pelo ma non il vizio” e io sto ascoltando i discorsi altrui, ma in modo discreto, non invadente). Avranno circa 20 anni. 28 euro per una festa per loro è troppo (glielo ho sentito dire) e quindi pensano di partecipare ad una cena organizzata nella casa di un loro amico. Ma il dress code per quella festa è “elegante” ed è divertente sentire come interpretano l’eleganza a loro modo. Indossare un jeans non stracciato è già essere troppo eleganti! Come cambia il nostro approccio alla vita, come cambiamo da adolescenti, a giovani ad adulti. Sono quasi 5 anni che manco da Mestre ed è pazzesco come l’accento di cui nemmeno mi accorgevo un tempo (perché era il mio accento) ora risuona strano alle mie orecchie e le “erre” arrotate mi fanno sorridere.

Mentre scrivo alla mia sinistra osservo una famiglia: padre (seduto a capotavola a conferma del suo ruolo di capo branco), madre (sformata da tre gravidanze e da anni senza vedere una palestra) e tre figli. Il più piccolo (un maschietto di circa 8 anni) è petulante e interrompe i discorsi di chiunque cantando le note di canzoni natalizie imparate a scuola e che probabilmente suonerà malamente al flauto (ma mentre canta ad un volume sopra le righe si sente un grande artista!). La più grande, nella difficile età dell’adolescenza, sta seduta con le braccia incrociate respingendo tutto e tutti. Dai suoi occhi si vede che vorrebbe essere ovunque e con chiunque, ma non li, non in compagnia della sua sconquassata famiglia, non con quel fratello stonato e troppo esuberante. Guarda la madre e lascia parte del suo panino per la paura di diventare come lei. Avrebbe bisogno di conforto, di una rassicurazione sul fatto che la sua vita è appena iniziata, che la sua strada è tutta da costruire, che tanto dipenderà da lei, ma i due genitori hanno la mente lontana e non sentono i rumori dei pensieri della loro figlia.

È la prima volta che mangio fuori da sola dopo tantissimi anni. È la prima volta che vengo a mangiare qui da sola. Quando sono entrata il cameriere voleva cercarmi qualcuno di solo come me per farmi stare in compagnia! E chi può sapere come sarebbe andata, poteva essere un’occasione! Questo è il locale della convivialita’ per eccellenza: coppie di amiche, gruppi di ragazzi, compagnie miste, famiglie con bimbi piccoli, coppie di fidanzati più o meno innamorati, gruppi che festeggiano compleanni. E poi ci sono io. Spalle al muro in modo da poter agevolmente osservare la stanza, iPad davanti a me nell’intento di mettere nero su bianco le impressioni che sto respirando (mi sento molto scrittrice, ma lo percepisco solo io!). Mi vivo bene, è un luogo che mi ha fatto sentire sempre a casa. È un luogo nel quale non devo guardare il menù per scegliere: io so già cosa ordinare, perché da vent’anni qui prendo sempre lo stesso mini club sandwich e la stessa birra bianca piccola. Dovreste vedere la mia faccia soddisfatta quando la cameriera arriva per portarmi il menù e io le rispondo: “Non serve, so già cosa ordinare!”. E qui il gusto del loro panino è rimasto immutato negli anni, è un misto di gusto di gioventù, di sorrisi tra amici, di confidenze alla tua migliore amica, di discorsi di mio figlio su auto e macchine fotografiche. Qui ritrovo quella che ero e quella che sono, il cerchio si chiude in modo rassicurante.

Cenare qui da sola è stata un’esperienza diversa, che ha rinfrancato il mio percorso verso lo “stare bene con me stessa”. Sono soddisfatta dei ricordi che riscaldano la mia vita, delle belle esperienze che ho vissuto fino a qui. Non chiedo cosa mi riserverà il futuro, non lo voglio sapere perché da un po’ ho smesso di fare progetti per la paura di vederli naufragare, da un po’ ho messo da parte le speranze per alleggerire il dolore di vederle naufragare….per il momento mi basta la sicurezza di sapere che lo Stinger, questo mio luogo di rifugio culinario, starà aperto per tanti altri anni e che mi accoglierà sempre con il sorriso, lo stesso sorriso del ragazzo alla cassa. Mi ha accolto quando sono entrata come se fossi un’amica di sempre, mi ha lasciato scegliere il tavolo davanti al quale mi sentivo meglio concedendomi il tempo di cui avevo bisogno per orientarmi un po’, mi fa fatto un piccolo sconto sul conto finale e mi ha sempre parlato guardandomi negli occhi. Piccoli gesti segno di tante attenzioni, amore per il proprio lavoro, educazione, passione ed entusiasmo.

Il mio mini club sandwich è finito già da un po’, ho lasciato solo della salsa rosa. Mi è sembrato uno spreco ingiustificato non mangiarla tutta…..ma non avevo più nulla da intingerci visto che il panino me lo sono sbaffato in un baleno! Come facevo una volta quando in vacanza all’estero mangiavo da sola, mi sono gustata il tempo in cui terminata la pietanza ordinata , mi osservavo intorno cogliendo le dinamiche delle persone che mi circondano. All’epoca poi estraevo la mia guida turistica e mi immergevo nella lettura dei monumenti che sarei andata a scoprire a breve. Questa sera invece ho proseguito la digitazione di questo post sul mio fedele ed immancabile compagno di avventure, il mio amico iPad.

Sono quasi le dieci, la stanchezza della giornata si fa sentire e decido di andare a casa.

Mi alzo, mi vesto, saluto la famiglia che mi sta a fianco, ormai mi sento una di loro. Il clima tra di loro è fortunatamente cambiato; hanno terminato la cena e sul tavolo completamente sparecchiato stanno giocando. È da un’eternità che non vedevo qualcuno fare quel gioco: stanno sovrapponendo le loro mani e ogni volta ne aggiungono una cercando di schiacciare tutte le altre. Alla fine quel castello di mani crea complicità, energia, calore e movimento. Crea famiglia, condivisione, spontaneità. Stanno ridendo così di gusto tutti insieme che sono veramente uno spasso. Anche questo è lo Stinger: la gioia di stare insieme facendo liberamente ciò che si vuole.

Io questa sera sono stata insieme a me stessa e ci sono stata bene qui nel mio amato ed intramontabile Stinger.

 

Ps. Come vi sarete accorti il post è stato scritto ieri sera mentre mi trovavo nel locale e non questa mattina come dovrei fare. Questa mattina durante la mia “sfida dei 30 giorni che cambiano la vita” ho riletto i pensieri composti nella serata e li ho sistemati per renderli quanto mai presentabili. Ora li pubblico e ve li consegno

 

17 ° giorno di sfida fatto, ne mancano 13 ( due settimane scarse!)

4 pensieri su “Allo Stinger

  1. Bellissimo questo racconto, da leggere tutto d’ un fiato! Sembra proprio di essere li!
    Ma Elena, quando saranno finiti i 30 giorni della sfida noi come faremo senza i tuoi bellissimi post?
    Secondo me la sfida deve continuare! 😘

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    1. sfida o non sfida i miei posto continueranno (per vostra sventura!!!) i piace troppo scrivere. mi rilassa e mi libera. devo solo capire se scriverli il mattino oppure la sera. un abbraccio Rudy

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  2. Speravo non finisse mai questa lettura! Di colpo sono stata rapita e trasportata nell’atmosfera magica dello Stinger, e senza accorgermi, sono arrivata all’interno dei tuoi pensieri e della tua vita.

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