Corso base di Ferrata: fatto!!!!! Un altro corso da aggiungere alla mia lunghissima serie di corsi praticati negli ultimi anni. Ormai sono inarrestabile o arrestabile, chi può dirlo!!!!!! Scherzi a parte, si è conclusa oggi la 3 giorni del corso base di Ferrata organizzata dal Cai di Longarone. Una splendida avventura: anche se ripensando a come questa mattina ero bloccata in parete come un ramarro terrorizzato proprio splendida non la definirei! Ma partiamo dall’inizio. Dovete sapere che io soffro di vertigini, o meglio la mia è paura del senso di vuoto, così me la sono spiegata negli anni. Non so se scientificamente esista, ma io la mia paura me la sono classificata così! Succede semplicemente che quando mi trovo in situazioni in cui il vuoto mi sta sotto i piedi (vedi ponti, passerelle, ascensori, sentieri di montagna, viadotti) o nelle immediate vicinanze (vedi strapiombi, sentieri, creste di montagna, dirupi) mi sento risucchiare dal vuoto stesso. Diciamocelo: non è una sensazione proprio piacevole. Mi succede anche se attraverso un ponte in auto. Non è che non mi fido dei colleghi ingegneri, semplicemente il senso che tutto sotto di me si stia sfregolando risucchiandomi è incontenibile. E quindi, siccome sono profondamente convinta che le paure possano (e debbano) essere sconfitte, ho deciso di affrontare una terapia d’urto per sconfiggere la mia paura del senso di vuoto. Niente di meglio che aderire al corso di ferrata ho pensato io! Penzolare (in sicurezza) ad alta quota per capire che il mondo non si sfregola sotto i miei piedi se solo solo mi alzo dal suolo. Così venerdì sera ho seguito le 2 ore di teoria in aula. In tutta sincerità proprio rassicuranti non lo sono state. Qualcuno deve riuscire a spiegarmi perché tutti corsi teorici sull’andare per montagne organizzati dal Cai sembrano avere l’obiettivo recondito di terrorizzarti. Un giovane (o meno nel caso mio!) aspirante scalatore, o scialpinista o rocciatore si rivolge al Cai proprio per trovare certezze, sicurezze e nozioni. Beh, le nozioni non mancano (ed anche raccontate con grande passione), quelle no ma sono farcite e ripiene da vero e proprio terrorismo psicologico (loro lo chiamano “informazione sicurezza, andar sicuri in montagna, attenzione al rischio”). Come minimo la montagna “ti ucciderà” anche solo se penserai di passeggiarci a raccogliere margherite! Gli istruttori (lasciatemeli prendere un pò in giro esagerando le situazioni) vedono il rischio ovunque e lo amplificano: le piaghe d’Egitto al confronto sono noccioline. Un sassetto che può ruzzolare giù da una parete, raccontata da loro diventa una frana di milioni di metri cubi di inerte che sicuramente cadrà mentre stai passando tu povero avventuriero che hai semplicemente scelto di rilassarti un po’ facendo una camminata nell’aria buona. Un bel paesaggio innevato si trasformerà in un’impetuosa slavina che ti farà morire in pochi minuti per asfissia! Ed in ferrata, ascoltavo venerdì sera, può veramente succedere di tutto: dalla pioggerella che si trasforma in un temporale che con un fulmine colpirà proprio te, dal tuo zainetto in cui hai la merendina per integrare zuccheri e sanare la tua golosità che diventerà l’elemento, che salendo in parete, ti sbilancerà facendoti precipitare. E poi ti puoi tagliare con il cavo di acciaio) cavo installato proprio per aiutarti nella salita), sbattere sulla roccia ginocchia e parti varie del corpo, può succedere praticamente di tutto…..e può succedere proprio a te….e può succedere proprio a me (mi ripeto io mentre cerco con un respiro zen di farmi allontanare la tensione che pian piano la lezione in aula mi sta trasmettendo). Mi piace sorridere su questo approccio sempre catastrofico degli istruttori Cai: l’ho detto spesso anche a loro, sono irresistibili nel loro elenco di sventure!!!! Eppure lo devono fare, perché a raccontare che la montagna è bella, avvincente e sconfinata sarebbe troppo facile. Il loro è un ruolo fondamentale e delicato: fare prevenzione ed informazione mirata su tutti i i rischi che l’andar per monti può far scattare. Comunque, alla fine della lezione di venerdì, tutte quelle informazioni scrupolose sui mille modi in cui potevo sfracellarmi durante la salita sulla via ferrata proprio indifferente non mi avevano lasciata. Oggi sfidando tutto e tutti mi sono infilata l’imbraco, caschetto e guanti e mi sono messa in coda insieme ai miei compagni di avventura,  alla partenza della via ferrata degli Alpini, sul Passo Falzarego (BL). Ridevo e scherzavo finché non mi hanno detto: “Ora tocca a te”. Mi è letteralmente passata la vita davanti e un po’ titubante ho iniziato il mio percorso. Per farvela breve, dopo pochi minuti ero bloccata sulla parete rocciosa a 7-8 metri d’altezza. Sembravo una cozza sbattuta dalle onde, un geco stordito dalla luce. Movimenti impietriti, sudorazione accellerata, mani informicolate, polpaccio sinistro tremante. Ed ero appena partita…..e mi aspettavano (se riuscivo a superare l’ostacolo) circa 2 ore di ferrata. Più cercavo di salire e più mi sentivo trascinare giù. Il mio pazientissimo istruttore M. ha cercato di spiegarmi che nulla poteva succedermi, che bastava fare 2 passetti credendoci, avendo fiducia in me, ed anche in lui e nel cavo di acciaio che mi sosteneva. Ma nulla. A nulla è valso il tifo da stadio che il resto del gruppo mi ha regalato mentre aspettava alla base della ferrata (e secondo me un po’ mi odiavano per il tempo che stavo facendo perdere loro). Poi è intervenuta la mia amica D., alunna anche lei del corso, ma più brava ed impavida di me. Vedendo come lei mi ha superata in scioltezza qualcosa mi si è mosso dentro: un misto di orgoglio e coraggio. E così continuando a chiedermi il perché avessi voluto cacciarmi in quella situazione, ho fatto la cosa più facile e scontata: ho mosso mani e braccia ed ho superato l’ostacolo. Dopo essermi accorta che nulla di catastrofico era successo e che ero ancora viva ho proseguito la salita e tutto il gruppo ha tirato un respiro di sollievo per non dover attendere ancora la mia lotta contro la montagna, il vuoto e me stessa!!!! Non so se mi porteranno ancora con loro, ma io oggi la mia ferrata l’ho finita: 340 metri di dislivello e cavo di acciaio, roccia e strapiombi. In cima ci sono arrivata (più o meno stravolta) e una volta capito che ero veramente salva da me stessa e dalle mie sfide, ho cominciato a gioire per la felicità di avercela fatta. Una piccola impresa per tanti, un grande scoglio superato per me!

6 pensieri su “Andar per ferrate….o almeno ci provo!

  1. Brava Elena ho letto con molto interesse quello che hai scritto anche perché penso di soffrire dei tuoi stessi problemi, emersi nel corso degli anni è forse dovuti allo stress accumulato sul lavoro . Per esempio ormai sono tanti anni che solo l’idea di salire su un aereo mi spaventa . Mi ha fatto molto piacere leggere di questa tua bella esperienza e spero anch’io prima di diventare veramente vecchio di riuscire a provare questa emozione di salire su una parete rocciosa . Peccato solo non poter condividere questa esperienza con il mio tatone Amos. Un caro saluto

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