La notte trascorsa in barca. Bravi tutti a dire vado in barca……ma dormirci? Intanto posso dire: contenta di essere sopravvissuta!!!!! Scherzi a parte, ci vuole adattamento. Ieri sera infilata nel mio letto triangolare sembrava quasi facesse fresco. In pochi minuti, dopo aver sbattuto un po’ qua e un po’ la’ per la forma assurda del materasso, mi sono addormentata e mentre si chiudevano gli occhi mi sono ripetuta con grande soddisfazione: “beh, io dormo ovunque!”…..non l’avessi mai detto….dopo un tempo indefinito che poteva essere di 10 minuti o di 5 ore mi sono svegliata in un bagno di sudore e con un gran senso di soffocamento. L’umido, il caldo, la claustrofobia da barca: stavano vincendo loro. Mi sono seduta e cercavo di far uscire la testa dal piccolo oblò ovale in cerca di ossigeno: nemmeno Houdini ci sarebbe riuscito! Allora ho cambiato strategia: ho infilato fuori un braccio, almeno quello ci passava! Godendo di quel po’ di refrigerio che si prendeva la mia mano all’aria aperta ho cominciato a sperare che arrivasse presto l’alba…..poi penso di essere svenuta e il mio sonno e’ stato interrotto dalle ronde delle persone in bagno con annessi e connessi di sciacquoni e scricchiolii di legno e dal ronfare continuo di un grizzly che si era travestito da una nostra compagna di viaggio. Comunque il mattino e’ arrivato e a colazione non eravamo più noi ma i fantasmi di noi stesse: tutte con la nostra notte difficile visibilmente stampata in faccia. Ma messe un po’ di calorie in corpo ci siamo rianimate e lasciato la darsena di Alberoni alla volta dell’isola di Poveglia e delle sue leggende di fantasmi e urla strazianti. L’ora di pranzo e’ stata l’occasione per una gran lezione di vita del nostro Comandante: ci ha illustrato la filosofia del “Za che te si la’ “(già che sei la’). È’ la richiesta garbata che si rivolge allo sventurato componente dell’equipaggio che per qualsiasi motivo decide di scendere in cabina. Da quel momento tutto gli altri componenti dell’equipaggio tranquillamente seduti nel pozzetto all’ombra e aria fresca si sentono autorizzati a chiedere (per non avere la seccatura di scendere anche loro sottocoperta): Za che te si la’ mi porti il cellulare, Za che te si la’ ci passi una bottiglia d’acqua fresca, Za che te si la’ prenderesti gli stuzzicadenti, Za che te si la’ mi sporgi l’asciugamano, Za che te si la’ faresti il caffè, Za che te si la’ ti passiamo i piatti sporchi del pranzo, Za che te si la’ metti via anche terrine dell’insalata……e avanti così per interminabili minuti…..senza tenere conto che in cabina di giorno ci sono più di 30 gradi…… La filosofia del Za che te si la’ e’ sicuramente interessante ed utile a patto di non essere la vittima designata: e questo l’ho capito a mie spese!!!!! Dopo un bagnetto nell’acqua verde e ahimè tiepida di laguna abbiamo proseguito per isole e isolotti: Santo Spirito, Sacca Sessola con il suo fantastiglioso Marriott Venice Resort, San Clemente (altro hotel pluristellato), La Grazia (in stato di abbandono purtroppo), San Servolo (con i suoi bianchi edifici risplendenti), La Certosa, Le Vignole, Sant’Erasmo (circondato da un’infinità di folcloristiche barchette veneziane con variopinti ombrelloni). Siamo così giunti a destinazione: Marina fiorita a Tre Porti. Entrando nella Marina tutte noi eravamo ignare di ciò che saremmo state capaci di fare per ormeggiare. Da subito consegno la coccarda per il savoir faire al nostro Comandante che non ha perso nemmeno per un istante la calma anche quando la barca ormai in diagonale era lontana dagli ormeggi e completamente appoggiata ad un motoscafo. Anche quando mi ha detto di mollare leggermente la cima ed invece io ho capito di lasciarla e così è finita in acqua sprofondando negli abissi. Anche quando tutto sudato cercava di farsi venire il terzo braccio per sistemare il sistemabile ed io con una calma disarmante gli ho chiesto se aveva bisogno d’aiuto! Anche quando io dimenavo in aria il mezzo marinaio e sembrava andassi a farfalle. Comunque nonostante me, nonostante noi tutte, siamo riuscite sotto gli occhi divertiti di molti, ad ormeggiare. E così ci siamo potute godere la nostra prima serata in marina: birretta al bar con panorama sui pontili (ti fa sentire che sei proprietario di qualcosa anche tu!), doccia infinita con tanto di gargarismi sotto l’acqua corrente (era passato appena un giorno senza una doccia di dimensioni domestiche e ti sembra di aver attraversato il deserto) e cena in abiti civili al ristorante del paese! Perché è bello stare in barca ma scenderci per regalarsi una cena di pesce a volte è ancora più bello!!!!!
Grazie perché ci sei!!!!!
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Non vedo l’ora di leggere il prossimo! Grazie Elena per farmi sempre sorridere ☺️
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